LETTERA AI PADRINI E ALLE MADRINE



Cari madrine e padrini,
Vi scrivo di ritorno dall’esperienza missionaria nelle Filippine, dove ho trascorso tre settimane presso le Comunità delle Suore Missionarie di S. Antonio M. Claret, ad Amadeo Cavite e a Manila. Proprio da Manila vi porto il ringraziamento e i saluti dei genitori e dei bambini coinvolti nel progetto di adozione a distanza, che lì ho incontrato e con cui ho trascorso, insieme a Manuela mia compagna di viaggio, alle suore e alle novizie, alcune giornate indimenticabili.

 

Le mamme e i papà hanno espresso con voce emozionata il desiderio che vi siano comunicati tutto il loro riconoscimento e la loro gratitudine per il sostegno concreto che date ai loro figli con generosità. E’ stata forte la sensazione che abbiano sentito la presenza mia e di Manuela come un ponte che vi collega su cui far scorrere una vicendevole testimonianza. E’ stato di grande incoraggiamento per tutti rendersi conto che incontrarsi è possibile.

 

La prima giornata a Manila l’abbiamo trascorsa visitando le aree: Sitio Lambak e Sitio Botocan, Pook Malinis e Pook Libis. Le suore ci avevano preparate, raccontandoci delle misere condizioni delle abitazioni, del sovraffollamento, della vita alla giornata di molti adulti disoccupati, dei vicoli stretti da percorrere per raggiungere le famiglie, del fango quando piove. Figurandomi questo e quello, mi aspettavo una visita di soppiatto e senza dare troppo nell’occhio, pur sempre con la presenza rassicurante delle suore e dei coordinatori.

 

Attraversata la strada che separa la casa della Comunità dalle aree, mi sono sentita infatti catapultata in un’altra dimensione rispetto alla città, niente più asfalto ma terra battuta e resti di rifiuti, perché anche i rifiuti vengono passati al setaccio per ricavarne qualcosa, pochi mattoni e tanto materiale recuperato per le abitazioni.
E’ bastato girare l’angolo perché il senso di smarrimento svanisse in un solo istante: tutti i bambini del progetto adozioni ci stavano aspettando, con indosso le simpaticissime magliette blu della missione claretiana, per darci un meraviglioso benvenuto. Mentre ci offrivano una ghirlanda da mettere al collo, i nostri cuori indossavano la corona dei loro sorrisi e della loro vitalità.
Riuniti nell’attesa di incontrarci, non erano lì solo per me e Manuela, ma anche per salutare ognuno di voi, per farsi riconoscere, raccontarvi come stanno crescendo e quante cose sanno fare.

 

Ci hanno prese per mano, senza lasciarci più per tutto il tempo della visita.
Ogni istante è ancora qui con me ben presente: se percorrendo stradine e vicoli avvertivo un enorme senso di precarietà, non era lo stesso all’interno delle abitazioni dove venivamo accolte, dove, nonostante gli spazi angusti e la pochissima luce naturale, si sentiva forte il calore della benevolenza di genitori e bambini e della cura nell’aver disposto al meglio i loro poveri beni per fare “casa”. Grazie alla gioiosa presenza dei bambini, ho evitato il naufragio emotivo per le condizioni di povertà e necessità in cui vedevo vivere le persone e di cui non potevo che riconoscere l’esistenza. Per tutto quello che vedevo e sentivo, ho incominciato ad interrogarmi: cosa fare per aiutare? In che modo?

 

Il da farsi si sta facendo insieme e mantenermi salda e fiduciosa nella bontà e nella generosa capacità di questo insieme mi permette di addormentarmi la sera, senza sgomento al pensiero di tanta urgenza, di tanto bisogno.
Le suore missionarie Claretiane progettano e agiscono con grande competenza, rispetto, coerenza e massimo è il loro impegno quotidiano per far sì che si diffondano e si consolidino nei genitori le attitudini in grado di favorire il benessere fisico e psicologico, la promozione sociale, l’autodeterminazione e l’autonomia. Insieme alle suore, sono attivi e propositivi i coordinatori delle diverse aree che, con grande disponibilità, si riuniscono per organizzare e si fanno portavoce di quanto va comunicato e promosso fra tutti i genitori coinvolti nel progetto di adozione a distanza e, in generale, fra le altre famiglie che abitano nelle aree: molti bambini sono già seguiti, ma molti altri stanno aspettando. In questo insieme, da laggiù è sentita forte e determinante la presenza di voi madrine e padrini.

 

L’incontro nelle aree, con genitori e bambini che voi sostenete, ha avuto seguito durante le successive tre serate organizzate presso la Comunità.
Ogni serata è stata all’insegna della festa, grandi e piccini vi hanno preso parte offrendo canzoni, danze e musiche. Il coinvolgimento è stato grande da parte di tutti e non sono mancati i momenti di condivisione e riflessione, che mi hanno toccato il cuore profondamente.

 

Ascoltando i messaggi dei coordinatori, ho potuto cogliere come questi genitori abbiano bisogno che i nostri sguardi di visitatori non si fermino alla miseria del luogo dove vivono, ai canaletti di scolo che scorrono sulla soglia di casa. Questi genitori, provati da difficoltà di ogni tipo, chiedono con grande dignità e fiducia che i nostri sguardi arrivino al loro animo, dove la determinazione c'è, ma va nutrita e sostenuta.
Il sentimento di sentirsi soli a combattere la propria dura battaglia, per garantire ai figli una crescita sana, un’educazione e un’istruzione in grado di valorizzarne i talenti, può svilire le loro forze già minacciate dalle malattie e dalle incertezze quotidiane.
Mantenendo vivi pensiero e attenzione nei loro confronti, è possibile per noi fare concretamente qualcosa, anche da lontano.

 

Le pareti delle loro abitazioni sono fragili: sono di cartone, lamiere e legno compensato, raramente mattoni, ma un cemento d’amore le rafforza e questo cemento sono le foto e gli attestati incorniciati, che testimoniano il successo del compimento dell’anno scolastico dei loro figli, sono le foto ricordo dei momenti speciali e dei traguardi raggiunti, per cui si sorride con orgoglio.

 

Grazie alla vostra generosità, i bambini vanno a scuola e, di anno in anno, le “pareti” delle famiglie si rafforzano. In questo percorso loro si sentono accompagnati e desiderano contraccambiare, e lo fanno perseverando, mettendo da parte timidezze e timori, cercando di prendere la parola durante le riunioni, facendosi propositivi, e perché no, anche lanciandosi in un ballo durante la festa.
E’ un ricevere e un dare reciproco, a questo tengono molto e vi ricordano nella preghiera, con tanto affetto. Da laggiù non fa che levarsi verso il cielo una preghiera: che Dio benedica, God Bless.
La vicinanza merita di essere sostenuta e nutrita anche con i piccoli segni, in grado di attraversare l’enorme distanza geografica che ci separa dalle Filippine: una lettera, una cartolina. Nell’era digitale ho imparato da queste famiglie quanto possa essere cara una calligrafia su un foglietto, perché è così che a me e a Manuela hanno lasciato i loro pensieri e parole di ringraziamento. Come li apprezzo quei foglietti di bloc notes, ora che siamo lontani!

 

Desidero concludere ricordando l’impegno e la grande fede con cui le suore e le novizie si occupano di tutti gli aspetti del progetto, dal lavoro organizzativo al computer, alle visite presso le scuole frequentate e alle diverse aree, di domenica e tutte le volte che c’è bisogno, alla corrispondenza e tutto quanto necessario per seguire da vicino e con competenza l’educazione e la crescita di ogni bambino. I bambini sono tantissimi, eppure ognuno di loro, con la rispettiva famiglia, è ben presente a Sr. Genoveva e alle sorelle che ne conoscono le vicende, le necessità ma anche le risorse e le potenzialità.


Poter contare su un sostegno a lunga durata nel tempo da parte vostra, è sicuramente fonte di sollievo in mezzo a tante fatiche, da non trascurare quella di operare in un ambiente disturbato dal rumore incessante del traffico, dall’inquinamento indescrivibile e dalle condizioni metereologiche difficili, quando non proibitive, anche se, a dire il vero, il loro luminoso spirito missionario è un arcobaleno permanente tra piogge e tifoni.


Un carissimo saluto


Gabriella